Watershed, il team.

In uno dei tanti “giorni qualunque” a scuola, sedici ragazzi sentono parlare per la prima volta di OPENCOESIONE, e dopo varie ricerche e dibattiti, insieme danno alla luce Watershed. Con un iniziale stato di confusione sulla scelta del progetto fra le tante opzioni disponibili, ma motivati dalla voglia di scoprire, e soprattutto, migliorare l’ambiente e le condizioni del proprio paese, il quale molto spesso si ritrova a convivere con varie problematiche e difficoltà, decidono di incentrare le loro ricerche sullo stato di sicurezza del territorio. Cominciano a seguire la corrente dell’acqua fino ad arrivare ad un impianto costruito in cima al monte Pozzillo, una zona un po’ isolata e lontana dal centro del paese caratterizzata da una forte pendenza. La struttura trovata è una specie di taglia acque, il quale dovrebbe evitare possibili allagamenti.

Ma, come tutti sappiamo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, e in quelle giovani menti sorge spontanea una domanda: funziona davvero come dovrebbe?  

Considerando che qualche settimana prima della scoperta di questa struttura, metà Palma di Montechiaro era praticamente sott’acqua a seguito di una forte pioggia, questo quesito acquista interesse.
Armati di curiosità e tanta volontà cominciano a cercare ogni fonte possibile da cui poter attingere informazioni su questa costruzione per poter rispondere alla loro domanda.

Partendo da una generale spulciata ai documenti conservati nella biblioteca del luogo per poi varcare le porte del loro comune, riescono a risalire alla antina del progetto iniziale raffigurante tutto il tragitto idealizzato; al bando di gara con relativi costi e spese per la costruzione e l’attuazione, le quali ammontano circa a €1.277.047,82 ; al progetto esecutivo contenente le motivazioni e i miglioramenti successivi al via dell’idea, e altre attestazioni varie. Dopo il cartaceo, navigando le acque di internet, riescono a trovare varii articoli di giornale in questione.

Più consapevoli e informati, visitano il luogo di costruzione, e risalendo il piccolo monte in cui è stato costruito questo curioso “taglia acque”, quei ragazzi si trovano davanti ai loro sguardi attenti un impianto non proprio consone all’aspettative con cui avevano iniziato questo percorso. La struttura fondamentale è presente e funzionante la quale parte da questa altura per svilupparsi sul resto del territorio ma circa a metà percorso l’impianto acquista un altro aspetto: un canalone vecchio e dimenticato prende il possesso dell’acqua, ma senza successo, interrompendo quindi tto il flusso, disperdendolo chissà dove.

A tutto ciò il team Watershed non può di certo restare indifferente, e con più grinta di prima dà il via alle ricerche sul perché e sul come si è arrivati a questa situazione, cercando di ripristinare uniformemente la struttura iniziale, espandendola il più possibile su tutta la popolazione, cercando di contribuire a migliorare parallelamente la situazione ambientale della terra del Gattopardo, che hai tempi splendeva in tutto il mondo, e oggi ritorna ad essere un piccolo paesino sconosciuto alle cartine geografiche, ma con grandi risorse, che aspettano solo di essere scoperte, sfruttate e portate agli albori.